E finalmente…

E finalmente si aprì uno spazio anche per lui. Un luogo isolato lo accolse, tutto gli sembrava più tiepido e allo stesso tempo più accogliente. Sentiva di nn aver più bisogno di stimoli, ma, stranamente, solo di quiete. Era come se avesse fatto il giro del mondo e in brevissimo tempo, vissuto tante vite, ma in tutto questo vivere non portava nulla con se’, solo un gran bisogno di quiete. Desiderava essere accolto da nessuno se non da se stesso; ecco, forse per la prima volta nella sua vita si era così tanto immerso in se stesso, perso in se stesso che ora aveva solo bisogno di una decompressione. La sensazione di non aver portato niente con se, derivava forse da questo.
Come in seguito ad una sbornia, quando bisogna attendere che il sangue si ripulisca e riprenda il suo percorso naturale, per capire cosa fosse successo, così lui aveva bisogno di stendersi e al contatto con gli elementi naturali sentirli emozionalmente placati, per accogliere tutto ciò a cui si era esposto. Accogliere, accettare ogni minima parte di se’ che si espone e cambia ogni qualvolta si gioca con la vita senza tirarsi indietro e senza che la ragione limiti troppo la volontà di gioire del divertimento di una sbornia che arriva sempre troppo tardi….rdn

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Foto: Maronti, Ischia 2016

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